domenica 24 agosto 2014

Cioccolato e cioccolatai

Fu grazie ad un momento di stizza di Carlo Felice (il sovrano più stizzoso della storia sabauda, oltreché il meno illuminato) che venne affidata alla storia piemontese la figura del cioccolataio come sinonimo di figuraccia.
Si narra infatti che nel 1823 un bottegaio arricchitosi nel fabbricar cioccolato si aggirasse per le vie di Torino su una carrozza a quattro cavalli così ostentatamente sfarzosa da far scomparire quella del Re. Si era in piena clima di Restaurazione, in una città piccola e bigotta, in fase di espiazione dei recenti trascorsi rivoluzionari. Di fronte a quell'eccesso di esibizionismo, il re andò su tutte le furie: "io sono il Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, quando esco in strada in carrozza non voglio fare la figura del cioccolataio!".
Così si spiega che ad un onesto e benefico mestiere sia stata appioppata una notazione spregiativa, altrimenti del tutto immotivata. In ogni caso le furie di re Carlo Felice non toccarono minimamente le fortune del cioccolataio torinese, delle quali del resto la ricca carrozza era segno fin troppo evidente.
Per la bevanda esotica (l'aveva portata in Europa Cortés dal Messico) i torinesi andavano letteralmente pazzi, da quando un tale Giovanni Antonio Ari nel 1678 l'aveva fatta assaggiare in Piemonte. Lettere patenti di Madama Reale Giovanna Battista, nell'autorizzarlo a "vendere pubblicamente la cioccolata in bevanda" gli riconoscono esserne il primo introduttore in Torino.
Da quel momento l'irresistibile ascesa del cioccolato e dei cioccolatai di Torino non conobbe limiti, tant'è che Valéry dirà un giorno: "Le chocolat de Turin est le meilleurs d'Europe".
Nel 1704, sempre a Torino, nacque quell'intruglio delizioso di cioccolato e caffè che fu detto bicerin : squisitezza che fece sospirare Alexandre Dumas: "Je n'oublierai jamais le bicerin!" ("non dimenticherò mai il bicerin).
Vogliono le cronache che proprio a Torino, prima che in Svizzera, abbia preso il via la fase della produzione industriale del cioccolato in formato solido.
Lo svizzero Cailler impiantò la sua prima fabbrica in terra elvetica nel 1819, soltanto dopo aver visto quella di Caffarel già fiorente nella capitale sabauda. A Caffarel si associò poi Prochet, il quale, mescolando cioccolato e pasta di nocciole, creò il Gianduia, dal quale verranno più tardi i gianduiotti, quasi un emblema di Torino.